I ricercatori dell'università di San Diego hanno raggiunto la capacità di trasmissione dati tramite gli "eccitoni" anzichè gli elettroni, per la futura produzione di processori ultraveloci (se paragonati ai più potenti oggi disponibili). Gli eccitoni sono delle "quasiparticelle", ovvero l’insieme di una particella (in questo caso elettroni) e della nuvola a essa circostante (in questo caso una cosiddetta "lacuna" con carica positiva).
Detto così sembra molto complicato, ed in effetti lo è, ma per i comuni mortali come noi la spiegazione è semplicissima... In futuro probabilmente avremo a disposizione dei processori per i nostri computer che saranno praticamente fulmini rispetto a quelli di oggi, inoltre le ridotte dimensioni di questi processori renderà possibile la fabbricazione di dispositivi sempre più piccoli.
Ora l'obbiettivo dei ricercatori è aumentare la temperatura operativa di questa tecnologia che attualmente è di 125° Kelvin pari a -148° Centigrai, ottenibile facilmente con l'azoto liquido ad un prezzo accettabile (simile a quello della benzina). Un'ottimo risultato in breve tempo, basti pensare che all'inizio della sperimentazione la temperatura operativa era di soli 1,5° Kelvin pari a -271,5° Centigradi, temperatura inferiore anche a quella dello spazio profondo. Ora il prossimo step è alzare ulteriormente questa temperatura per portarla pari a quella ambientale (-15°/+40°Centigradi).
Ci vorrà dunque ancora del tempo per vedere i primi prototipi funzionanti a queste temperature, ma considerato la velocità degli aggiornamenti che mi arrivano dalla stampa specializzata in questo settore, potrei ipotizzare che entro due anni questi prototipi saranno pronti per i test sui computer, ma è solo una mia personale previsione.